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PIETRO VIERCHOWOD

di Fabrizio Grassetti

Pietro Vierchowod, nato il 6 aprile 1959 a Calcinate (BG). Gli altri calciatori che hanno giocato nella Roma nati a Bergamo e Provincia sono stati: Davide ASTORI, difensore nato a San Giovanni Bianco nel 1987, Walter BONACINA, mediano nato a Bergamo nel 1964, Giuseppe BONOMI, mediano nato a Bergamo nel 1913 vincitore nel 1942 con la Roma del Campionato Italiano, Giulio CORSINI, terzino nato a Bergamo nel 1933 vincitore con la Roma nel 1961 della Coppa delle Fiere, Angelo DOMENGHINI, ala tornante, nato a Lallio nel 1941, Ivan PELIZZOLI, portiere nato a Bergamo nel 1980 vincitore il 19.8.2001 della Supercoppa Italiana, Pier Luigi PIZZABALLA, portiere nato a Bergamo nel 1939 vincitore con la Roma con 4 presenze della Coppa Italia 1968-69, Umberto RENICA, attaccante nato a Bergamo nel 1921. Vierchowod, di madre italiana e di padre nato in URSS, per questo chiamato il “Russo”, ha iniziato a giocare in serie D a soli 16 anni nella Romanese. Il roccioso difensore, alto 1,79 per 75 kg, nella stagione 1976-77 è poi passato nel Como, ha disputato con i lariani in quattro anni 115 partite e segnato 6 gol tra serie C, B ed A. Segno del destino ha esordito in serie A il 14.9.1980 contro la Roma, che, con il debuttante Paulo Roberto Falcao, vinse 0-1.A 22 anni è stato poi acquistato dalla Sampdoria, che, militando in serie B, lo concesse in prestito alla Fiorentina. Con i viola giocò 28 gare di campionato e realizzò 2 gol sfiorando lo scudetto, vinto invece immeritatamente per 1 punto dalla Juventus, tra furibonde polemiche per numerose e discutibili decisioni arbitrali a favore dei bianconeri.Il superpetroliere Paolo Mantovani, ambizioso Presidente della Sampdoria, tornata in serie A, richiamò Vierchowod dal prestito alla Fiorentina, ma, mantenendo una vecchia promessa fatta al suo amico Ingegner Dino Viola, lo concesse in prestito alla Roma, ricevendo in cambio il giallorosso Domenico Maggiore a titolo definitivo ed in prestito il difensore Dario Bonetti. Il “Russo” dopo un breve periodo di adattamento, si ambientò perfettamente sia con squadra che con la città. Professionista esemplare senza vizi, tutto casa e pallone, andò a vivere in una elegante mansarda sulla via Laurentina, vicina a Trigoria ed al campo delle Tre Fontane. Dal carattere chiuso, in un’intervista rilasciata alla rivista LA ROMA, disse di essere rimasto favorevolmente colpito, dal calore dei tifosi romanisti e di essere ammirato dalla bravura di Liedholm “Un maestro. Ti responsabilizza concedendoti la massima libertà. E poi con lui ogni allenamento è un divertimento, una novità”. Del Presidente Viola, disse: “È un perfezionista ed un amico. Di lui ti puoi fidare. È un uomo che ha una sola parola”. Sulla Città dichiarò: “Adoro Roma e il suo incredibile caos. Vorrei fermarmi per sempre ma il mio destino è legato allo scudetto”.Il giocatore svolse un ruolo determinante per la conquista del titolo Italiano.Disputò tutte le 30 partite di campionato, mantenendo sempre un rendimento elevatissimo. La sua dote migliore, oltre al carattere di ferro ed alla personalità, era la velocità, l’anticipo e la durezza nei contrasti, dai quali usciva quasi sempre vittorioso.Per le caratteristiche del calciatore e per l’importanza del suo gioco, riportiamo il giudizio su di lui espresso da Nils Liedholm in un’intervista rilasciata al giornalista-scrittore Franco Bovaio, componente del Centro Studi U.T.R. sulla Storia della Roma, pubblicata sul libro AS ROMA CAMPIONI D’ITALIA 1982/83 VENTICINQUE ANNI DOPO scritto dallo stesso Franco Bovaio, da Fabrizio Grassetti e da Massimo Izzi.”Vierchowod era un difensore eccezionale, tanto che faceva reparto da solo. Alla squadra infatti, dicevo sempre: “Andate pure tutti all’attacco, meno che Vierchwod. Lui deve sempre stare in difesa”. In quell’anno favoloso sbagliò solo una cosa a Genova contro la Sampdoria. Andò all’attacco anche lui, lasciando in difesa solo il povero Di Bartolomei a controllare Mancini. In quell’occasione prendemmo il gol che ci fece perdere la partita. Per fortuna eravamo solo ad inizio campionato ed il tempo per recuperare c’era anche perchè da quel giorno Vierchwod fece come volevo io, rimanendo sempre in difesa. La sua velocita, la sua forza fisica e il gioco d’anticipo, mi spinsero a retrocedere il raggio d’azione di Di Bartolomei per potere sfruttare meglio i suoi lanci ed averlo sempre con il volto rivolto al campo avversario.Eriksson ha riproposto quella soluzione nella Lazio dello scudetto, con Mihajlovic messo accanto a Nesta. Forse ha ripensato alla mia idea di allora. Peccato che dopo lo scudetto Vierchwod ci lasciò. Viola fece di tutto per convincere il Presidente della Sampdoria Mantovani a lasciarcelo, ma lui stava costruendo la squadra con i migliori giovani che c’erano in circolazione e Vierchwod era uno di loro. Così non ruscimmo a tenerlo, ma quanto abbiamo provato ad acquistarlo. Il presidente Viola ci provò in tutti i modi, ma Mantovani resistette a tutte le nostre offerte”.Del suo anno tascorso da protagonista nella Roma si è scritto molto. Per aggiungere qualche nuovo elemento, elenchiamo i nomi degli attaccanti avversari da lui affrontati, senza incorrere in alcuna espulsione e squalifica. I nomi dei centravanti con i quali ha duellato sono stati: Victorino, Penzo, Francis (tra i pochissimi che lo misero in difficolta), Monelli, Diaz, Schachner, Paolo Rossi, Todesco, Surjak, Graziani, Altobelli, Bergossi, Antonelli, Selvaggi, Piras, Mancini, Pircher, Birigozzi, Virdis, Bivi, Barbadillo e Briaschi e le 5 ammonizioni subite sono state quelle di Sampdoria-Roma arbitro Barbaresco di Cormons, Juventus-Roma arbitro D’Elia di Salerno, Avellino-Roma arbitro Mattei di Macerata, Roma-Cagliari arbitro Pieri di Trieste, Roma- Sampdoria arbitro Redini di Pisa.La carriera romanista del figlio dell’ucraino Ivan, ex soldato dell’Armata Rossa, prigioniero in Italia, si concluse con 43 presenze in gare ufficiali: Campionato, Coppa italia e Coppa UEFA. Rientrato alla Sampdoria per fine prestito è rimasto a giocare nella Società ligure dal 1983 al 1995. Ha poi indossato le maglie della Juventus, del Milan e del Piacenza, terminando la carriera agonistica a 41 anni. Con la Nazionale Italiana maggiore ha disputato 45 partite, poi 12 in quella B, tra le quali 2 da tesserato della Roma. Nonostante la sua lunghissima storia calcistica, per i tifosi giallorossi lo “Zar” rimarrà per sempre solo il Campione d’Italia romanisra del 1982-83.