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SEBINO NELA

di Marco Emberti Gialloreti

Sebastiano Nela nasce il 13 marzo 1961 a Rapallo, provincia di Genova, detto fin da piccolo Sebino. Per i tifosi romanisti resta e resterà “l’incredibile Hulk” il supereroe che, si diventava verde, ma soprattutto affascinava perché quando entrava in azione per combattere i malvagi si stracciava le vesti e il nostro Sebino, proprio sulle note coro dello stadio “Picchia Sebino”, faceva sentire la sua presenza pronto ad intervenire in difesa di un compagno maltrattato. Il suo coro, a dispetto di un superficiale giudizio che lo potrebbe etichettare come giocatore falloso, era per il campione che in campo era di assoluta correttezza – un impasto di uomo gentile e selvaggio allo stesso tempo e nella stessa pelle (1).
I quadricipiti del nostro Sebino erano così poderosi, che solo fossero stati veramente colorati di verde sarebbero stati quelli di Hulk, gli consentivano una corsa sulla fascia di competenza che era uno spettacolo assistere. Non mi stupirei se qualche compagno della panchina, o qualche fotografo, o qualche addetto che si trovava sulla sua fascia testimoniasse che spesso si sarebbero ritrovati scapigliati per lo spostamento d’aria causato dalla sua corsa. Quella corsa che ispirò Antonello Venditti per la sua canzone “Correndo, correndo” proprio a lui dedicata: «E correndo correndo di notte da solo, prendi la tua tuta blu, stella stella crudele e sincera, fammi correre di più…».
Sebino cresce nelle giovanili del Genoa dal 1976 al 78, anno in cui viene aggregato alla prima squadra con la quale, in 3 anni, registrerà 70 presenze realizzando 6 gol. Il Barone Liedholm lo volle fortemente nella sua Roma, nella quale diventerà uno dei pilastri fondamentali per la cavalcata dello scudetto 82-83, ignaro della piccola trappola che il Mister gli aveva preparato. Lui, mancino naturale, doveva essere il terzino destro dello schieramento giallorosso, iniziando così l’era del calciatore sulla fascia col piede invertito. Il Barone infatti ne voleva sfruttare, dopo lo spazio conquistato dalla sua corsa, il rientro verso il centro trovandosi così col piede corretto sia per crossare che per battere a rete, cose che gli riuscivano che estrema facilità. A chi contestava al Barone la posizione di Nela sulla destra lui, seraficamente, rispondeva che Sebino però si sarebbe ritrovato dalla parte giusta quando rientrava in difesa.
Undici le stagioni romaniste, dal 1981 al 1992, ma in realtà dieci quelle giocate a causa dell’infortunio al ginocchio in Roma-Sampdoria del 10 maggio 1987 che lo tenne lontano dal campo per un anno. Nella stagione 92-93, incontrò sulla sua strada un ex allenatore sampdoriano, Vujadin Boskov, che proprio non lo vedeva, tanto da inquadrarlo come vice Aldair per non farlo mai giocare neanche quando il brasiliano era infortunato (2). Era evidente che la carriera in giallorosso era giunta a conclusione. Approda quindi al Napoli dove gioca da libero con buoni risultati. Due stagioni con i partenopei dove disputa 34 partite senza gol. Lasciato Napoli approda al Civitavecchia tra il 1995 e il 1996.
In Nazionale disputa l’europeo Under 21 e l’olimpiade di Los Angeles del 1984 per un totale di 5 presenze e zero gol. Stesso tabellino per nazionale maggiore, tra il 1984 e il 1987 totalizzando cinque presenze e zero gol.
Palmares tutto colorati di giallorosso con lo scudetto 82-83 e vincitore di 3 Coppa Italia, 282 presenze e 16 reti in serie A, 63 e 2 in Coppa Italia, 7 presenze in Coppa Campioni, 17 e 1 in Coppa delle Coppe, 27 in Uefa e 1 in super coppa Italiana.
Finita la sua carriera da calciatore intraprende quella di commentatore televisivo particolare successo con l’emittente televisiva Mediaset Premium per il calcio. Ma ci piace ricordare in particolare però i suoi trascorsi televisivi a GoldTv nella trasmissione “Giallorosso di Sera” e in “Roma e dintorni” su Radio Azzurra Italia Network sempre con Marcello Poggiani e Francesco Goccia.
È seguita poi, nel recentissimo passato, l’esperienza da dirigente in qualità di responsabile della Roma femminile che due anni fa è approdata alla serie A Nazionale di categoria. Proprio in queste nuova veste è stato artefice dell’istituzione del trofeo Luisa Petrucci, la tifosa dall’ombrellino giallorosso a cui il nostro Sebino è particolarmente legato, che ha visto la AS Roma Women vincere sulla Florentia la sua prima edizione il 9 settembre 2018.
Ma, ora, la vera partita vera, quella della vita Sebino la sta vivendo in questi ultimi anni. Dopo aver rilasciato una lunga intervista Sebino si è raccontato a cuore aperto: “Ho visto la morte in faccia. Ho metabolizzato questa cosa. Non so quante volte mi sono ritrovato di notte a piangere nel letto. Ci ho pensato un miliardo di volte. Ho pensato a Di Bartolomei e di ciò che ha fatto: era un capitano vero, malato nell’animo. Ci ho riflettuto anch’io, ma non ho mai avuto il coraggio di porvi fine. Ho il retto addominale aperto, le viscere spingono, mi esce sempre questo bozzo non bellissimo da vedere. Devo fare pulizia di un po’ di schifezza e mettere una rete di protezione. Dopo di che, continuerò i miei controlli ogni sei mesi. Due anni e mezzo di chemio non sono uno scherzo. Ti guarisce una cosa e te ne peggiora un’altra. Ho avuto degli attacchi ischemici.”
“La partita più, tosta, più ignorante della mia vita? Contro il cancro al colon, un nemico sconosciuto” (3)
A causa o grazie a questa battaglia fondamentale nasce l’ultima impresa di Sebino. È un’esperienza editoriale causata, come da lui stesso menzionata, dalla prestigiosa penna di Giancarlo Dotto. La sua biografia IL VENTO IN FACCIA e la tempesta nel cuore, un libro definito il pozzo della sua vita. La vita come gli si è rivelata, alla sua anima delicata dentro un corpo da guerriero: il vento in faccia e la paura che questo vento un giorno smetterà di soffiare (4).
Per questo, caro Sebino, uniti a tutta la curva che ti ha reso omaggio lo scorso 20 febbraio 2020, in occasione della partita di Europa League con Gent vogliamo ricordarti che : “Al tuo fianco ci troverai Forza Sebino”.


Note: 1-3-4 – Il vento in faccia–S. Nela, G. Dotto–Ed. Mondadori;
2 – Miti Giallorossi–F. Bovaio–Ed. Attualità.it