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LA STAGIONE DEL TRE

di Franco Bovaio

Questa stagione che la Roma sta vivendo continuamente a cavallo del terzo posto ci ricorda spesso quella 1987-88, che chiuse come terza. Perché come allora c’è una squadra a cui in pochi, nei pronostici iniziali, davano fiducia. Perché come allora c’è un centravanti spesso messo in discussione: Dzeko oggi, il neo acquisto Voeller a quei tempi, nei quali giocò poco per via di un infortunio che a molti fece pensare che la Roma aveva preso un ferrovecchio. Perché anche questa Roma, come quella, è stata eliminata dalla Coppa Italia da una squadra di secondo piano: oggi lo Spezia, ieri l’Empoli. Perché come allora c’è una squadra composta da vecchi marpioni e giovani di belle speranze, che nel 1987-88 erano (alla rinfusa) Tancredi, Boniek, Pruzzo, Voeller, Agostini, Bruno Conti, Domini, Signorini, Collovati, Oddi, Tempestilli, Nela, Policano, Gerolin, Manfredonia e soprattutto Giannini e Desideri, i due gioielli in rampa di lancio di quella squadra. 

Solo in panchina cambia la storia, anche se sempre un allenatore straniero c’è. Ma il Fonseca di oggi non può essere nemmeno lontanamente paragonato al Liedholm di ieri, che era tornato per la terza volta sulla panchina della Roma. Liedholm, infatti, aveva vinto lo scudetto nell’83 ed era venerato e amato da tutti. E con quella squadra ha fatto l’ennesimo miracolo della sua vita giallorossa, issandola alle spalle di due corazzate come il Milan di Gullit (campione d’Italia con 45 punti) e il Napoli di Maradona, secondo con 42. La sua Roma, terza, chiuse a quota 38 in virtù di 15 vittorie, 8 pareggi e 7 sconfitte. 

La rivelazione di quella stagione fu l’ancora giovane Giuseppe Giannini, che con la maglia n.10 sulle spalle prese per mano la squadra in più di un’occasione e ne fu il capocannoniere con 11 reti, per un regista, seppur con propensione offensiva, come era lui. Grazie ad esse fu il terzo miglior marcatore del campionato insieme al milanista Virdis dietro ai napoletani Maradona (primo con 15 gol) e Careca (secondo con 11). Terza a sorpresa la Roma, terzo a sorpresa lui tra i bomber, per quella che in casa giallorossa fu davvero una stagione all’insegna del numero tre.

Per i motivi che ben ricordiamo il più contestato fu l’ex laziale ed ex juventino Manfredonia, che l’Ing. Viola prese per sostituire nella rosa Carlo Ancelotti, che aveva ceduto al Milan perché lo aveva erroneamente ritenuto finito. Come avrebbe ammesso spesso negli anni a venire, dicendo che quella cessione era stata il suo errore più grande da presidente della Roma. 

Gli squilli di quell’annata furono le vittorie casalinghe con l’Inter (3-2 con reti di Manfredonia, Giannini e Desideri) e con la Juventus (2-0 con doppietta dello stesso Desideri) e quella di Napoli (2-1 con gol di Giannini e Oddi), che contribuì a far perdere quello scudetto agli azzurri. 

Ecco, alla Roma di oggi mancano ancora questi squilli contro le grandi. Domenica arriva il Milan. Sarebbe il caso di cominciare a riempire questo vuoto.