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EDMONDO MORNESE

di Roberto Cerrone

Edmondo Mornese, nato ad Alessandria il 14 novembre 1910. Centromediano nel significato classico del ruolo, nel tempo in cui si era chiamati a difendere ma anche a costruire il gioco, in pratica fermare campioni d’attacco e lanciare gente come Amadei e Krieziu (come già gli capitò di lanciare Borel I).
Gioca tante gare con la maglia del Novara; proprio in un Roma Novara 1-3 mister Schaffer ne intravede le qualità e, complice la retrocessione dei piemontesi per quoziente reti a vantaggio della Lazio (arrivate a pari punti) lo prende per la sua Roma, quella pronta per fare il grande salto.
Edmondo arriva nella capitale nell’estate 1941, ad accoglierlo c’è chi l’ha fortemente voluto, Alfredo Schaffer. Trova anche altri due alessandrini, Aristide Coscia e Cesare Benedetti, che saranno i nostri primi campioni d’Italia nati nella città Piemontese.
La famosa frase di Schaffer, Masetti non prendere gol, Amadei fare tanti gol, è presa alla lettera, in mezzo c’è Mornese che le gioca tutte, meno una, e lo fa a grandissimo livello (sin dal suo esordio, vittoria interna sul Napoli per 5 a 1 alla prima giornata). 
Una curiosità, l’unica gara che salta Mornese coincide con la nostra unica sconfitta in casa, quella con il Genoa (pardon Genova) per 2 a 1. 
Solo Masetti, Brunella e Coscia giocarono più di lui che fece anche gol, su rigore, nella trasferta 2 a 2 a Bergamo.
Alla fine, conquista un titolo ed è immortalato come Bersagliere.
Nota, un po’ stonata, è in campo nella prima gara di Coppa Italia della stagione, a Novara contro i suoi ex compagni, ma la Roma soccombe per 1 a 0 ai tempi supplementari.
L’anno dopo si comincia con Schaffer ma si finisce con Kertesz e la nostra Roma, con la guerra arrivata alla porta di casa, non si ripete, ristagna a centro bassa classifica, Edmondo gioca 27 gare su 30 e mette a segno 2 gol, uno nella vittoria per 2 a 1 sull’Atalanta (ancora loro), l’altro nel pareggio interno con il Bologna 1 a 1 a distanza di 14 giorni.
La guerra interrompe tante vite e lo fa anche con il calcio nazionale. Ci si arrangia con qualche torneo Romano durante gli anni dell’occupazione tedesca e immediatamente dopo. Anni difficili con molti giocatori tornati nelle terre di origine, con Masetti allenatore-capitano e portiere, si affrontano le altre squadre del circondario come la Lazio, la Mater e altre 7. E’ il periodo in cui si mette in luce Mario Forlivesi, poi morto giovanissimo a causa della meningite.
Nel 1945 si riprende una parvenza di regolarità per il campionato, Mornese ha 35 anni e lascia il calcio giocato per tornare a Novara dove avrà una breve parentesi da allenatore. Nella Roma ha disputato 56 gare e 3 gol in serie A, 5 in coppa Italia e poi 6 nei due campionati laziale e Romano. Totale 67 partite e 3 gol.
Novara torna ad essere la sua città, pur essendo nato ad Alessandria e vinto lo scudetto a Roma, ma gli affetti stanno là. Apre un’attività e si ha notizia della sua morte nel 1962 a soli 52 anni. Per un periodo, l’apprendiamo da Massimo Izzi, nella città piemontese si fece un torneo giovanile alla sua memoria, meritatissimo.
Auguri Edmondo, campione d’Italia.