social problem analysis essay scholarship app essay darwin essay topics romanticism in song lyrics essay rand the fountainhead essay trip essay writing

RENATO CATTANEO

di Fabrizio Grassetti

Renato Cattaneo, nato ad Alessandria il 26 ottobre 1903.
Dopo aver cominciato a giocare a calcio da bambino in strada, nel 1910, a 16 anni è entrato nel settore giovanile dell’Alessandria. La squadra piemontese in quegli anni era tra le squadre italiane più quotate.
Nella stagione 1922-1923, quando Cattaneo il 7.1.1923 fece il suo debutto in prima squadra , 
l ‘Alessandria si classificò al primo posto del girone C della Lega Nord a pari punti con Il Padova. Anche negli anni successivi, ottenne dei buoni piazzamenti.
Nella stagione 1927-28 venne istituito il Campionato Nazionale, diviso in due gironi, con la Roma e l’Alessandria collocate in due diversi.
Nella stagione successiva, le due squadre invece, vennero inserite nello stesso girone.
Terminarono il campionato terze in classifica a pari punti con la Roma, posizionata davanti per la differenza reti favorevole (Roma 71 gol fatti e 34 subiti. Alessandria 64 reti segnate e 47 subite).
Gli scontri diretti, con Cattaneo sempre in campo, si conclusero con un 2-2 nella Capitale e con la vittoria giallorossa in Piemonte per 0-2 a tavolino – l’incontro infatti, venne interrotto per l’invasione di campo di diversi scalmanati tifosi locali -.
Cattaneo rimase nell’Alessandria, diventandone una bandiera, fino al giugno 1935, quando all’età per l’epoca avanzata di 32 anni, venne acquistato dalla Roma, spinta dai tanti giudizi positivi che il calciatore aveva raccolto. Riportiamo quelli raccolti da Wikipedia: “Un’ala destra veloce e tecnica, un attaccante tanto estroso. Attaccante rapidissimo dal dribbling fulminante. Il più caratteristico, il più estroso, il più personale nel suo gioco tra gli attaccanti alessandrini. Attaccante dagli scarti imprevedibili”.
I giocatori nati ad Alessandria e Provincia che prima o dopo il suo arrivo, hanno indossato la maglia giallorossa sono stati:
– Elvio BANCHERO nato ad Alessandria nel 1904, attaccante alla Roma dal 1932 al 1934;
– Cesare BENEDETTI nato ad Alessandria nel 1920, attaccante alla Roma nelle stagioni 1941-1942 e 1945-1946. Campione d’Italia nel 1942;
– Ugo CERESA nato a Casale Monserrato (AL) nel 1915, portiere alla Roma dal 1938 al 1941;
– Aristide COSCIA nato ad Alessandria nel 1918, mezzala alla Roma dal 1939 al 1943. Campione d’Italia nel 1942;
– Luigi MILANO nato ad Alessandria nel 1913, mediano alla Roma nel campionato romano del 1944;
– Eraldo MONZEGLIO nato a Vignale Monferrato (AL) nel 1906, terzino alla Roma dal 1935 al 1939. Campione del Mondo con l’Italia nel 1938;
– Egidio MORBELLO nato a Balzola (AL) nel 1936, ala alla Roma nella stagione 1957-1958;
– Edmondo MORNESE nato ad Alessandria nel 1910, centromediano metodista alla Roma dal 1941 al 1943. Campione d’Italia nel 1942;
– Giuseppe RAPETTI, nato ad Alessandria nel 1905, portiere alla Roma nella stagione 1927-28. Vincitore nel 1928 della Coppa CONI;
Enzo ROBOTTI nato ad Alessandria nel 1935, terzino alla Roma nella stagione 1967-1968.
Il neo acquisto, prima di giungere a Roma, fece pubblicare sul Littoriale la seguente lettera indirizzata ad Antonio Scialoja: “Illustre sig. Commissario, sono veramente lieto di avere ricevuto oggi la sua lettera con la quale mi conferma il passaggio nella famiglia giallo-rossa, che io difenderò con grande passione e onore come ho fatto per 17 anni nella famiglia grigia (L’Alessandria gioca con la maglia grigia. N.d.A.), e mi permetto di pregarla di porgere i miei vivi saluti ai miei compagni ed agli sportivi romani”.
L’allenatore della Roma lo fece subito scendere in campo. La squadra, al termine del campionato 1934-35, nel quale si era classificata al quarto posto, partecipò di diritto alla Coppa Europa, antesignana dell’odierna Champions League.
Disputò pertanto, Il 16.6.1936 a Testaccio, la prima partita del prestigioso Torneo contro la fortissima squadra ungherese del Ferencvaros.
Consentendolo, il regolamento in vigore all’epoca, la Roma schierò i nuovi acquisti, Renato Cattaneo ed Eraldo Monzeglio.
Il risultato finale dell’incontro fu di 3-1 per i giallorossi.
I gol romanisti, vennero messi a segno da Scopelli, CATTANEO e, dopo la rete dell’ungherese Moore, ancora dall’italo argentino Scopelli.
La rete dell’alessandrino, schierato nel suo ruolo abituale di ala destra, venne così descritta sulla Gazzetta dello Sport: “Al 28’ Scopelli invia a Cattaneo, il cui centro è deviato da Korany oltre la linea di fondo. Il calcio d’angolo è battuto dallo stesso Cattaneo che tira con precisione al centro della porta: Bernardini è sulla palla ed indirizza attraverso una selva di gambe verso la porta, Hada respinge di pugno in tuffo in direzione di Cattaneo che, al volo, infila con un tiro potentissimo la rete”.
L’esordio nella Roma di Cattaneo, accompagnata da una vittoria e da una sua rete, fu quanto di più positivo l’alessandrino potesse desiderare.
Nella stagione 1935-1936 il calciatore piemontese dai capelli bianchi, per i quali venne chiamato “Penna Bianca “ o “Il Vecchio“, dopo avere giocato a settembre del 1935 tre amichevoli, rispettivamente contro la nazionale della Jugoslavia battuta a Testaccio 2-0, Il Livorno, superato fuori casa per 3-2 e la Fiorentina a Firenze, nella gara conclusasi 1-1, fece il debutto romanista in serie A il 22.9.1935.
A Testaccio, contro il Torino, battuto 1-0, l’allenatore giallorosso Luigi Barbesino, nato a Casale Monferrato (AL), schierò questa formazione: Masetti, Monzeglio, Allemandi (coppia di terzini che si erano laureati campioni del mondo nel 1934), Frisoni, Bernardini, Carpi, CATTANEO, Tomasi, Gadaldi, Scaramelli, D’Alberto, quest’ultimo autore del gol romanista.
Per realizzare il suo primo gol nella Roma, Cattaneo scelse un’occasione speciale.
Allo stadio Nazionale il derby Lazio-Roma (con Piola in campo) del 18.10.1935. Ad un minuto dalla fine il risultato era bloccato sullo 0-0 quando Cattaneo “con un colpo di testa ha superato l portiere Zennaro che era uscito incontro alla palla…” La Gazzetta dello Sport sotto il titolo ROMA LAZIO 1-0 … I giallorossi, ad un minuto dalla fine, vibrano la stoccata decisiva, scrisse “Sventolano festosi sul campo i gagliardetti giallo-rossi, mentre il pubblico scandisce a gran voce il nome della Roma. Gli avviliti partigiani laziali hanno già lasciato le tribune e gli spalti, ma quelli romanisti non sfollano e manifestano la loro gioia con grida e canti. Poi, a poco a poco, lo stadio riprende il suo aspetto consueto e la manifestazione si trasporta verso le vie del centro. Mentre scriviamo, sotto le nostre finestre sfilano ancora gruppi di sportivi giallo-rossi, le cui voci arrochite inneggiano alla Roma e a FULVIO, idolo incontrastato del calcio romano”.
Questo stralcio d’articolo conferma per l‘ennesima volta l’entusiasmo, la passione e l’amore che la tifoseria romanista ha sempre avuto nei confronti della propria squadra del cuore.
Per segnare il suo secondo gol romanista, Cattaneo attese il derby di ritorno. A Testaccio il 16.2.1936 i lupi capitolini scesero in campo con Masetti, Monzeglio, Allemandi, Frisoni, Bernardini, A. Fusco, CATTANEO, Subinaghi, Di Benedetti, Cerroni, Tomasi.
La partita viaggiava sullo 0-0 al 38’ del secondo tempo, quando, scrive sempre la Gazzetta dello Sport “ .. giunge improvviso il colpo di scena… la palla rimessa in gioco dalla linea laterale, da Fusco giunge a Cerroni spostato a sinistra, il giallo-rosso fa qualche passo in avanti poi centra lungo verso la porta avversaria. Nell’area laziale, divampa una mischia confusa, poi vediamo Cattaneo abbassarsi e toccare di testa la sfera, deviarla di pochi metri in rete. Un attimo di silenzio poi mentre i giocatori giallo-rossi si affollano intorno a Cattaneo e lo seppelliscono quasi tutto coi loro corpi, scoppia come tuono, l’esultanza prorompente della grande maggioranza del pubblico che applaude, urla, sventola fazzoletti e teloni giallo-rossi. In questa atmosfera di fuoco, precipita: due e tre minuti di disperati tentativi laziali resi inutili dalla mediana e dai terzini della Roma, poi i giallo-rossi, incitati a gran voce dalla folla si riportano all’attacco minacciando ancora con i tiri di Tomasi e Subinaghi la rete di Blason. Si sgranano tra l’ansia trepidante degli spettatori i minuti di ricupero, infine il fischio che sanziona e rende definitivo il risultato. 
I giocatori azzurri, si avviano muti e addolorati verso gli spogliatoi mentre i giallo-rossi si allineano al centro del campo e salutano esultanti più e più volte; qualcuno issa sulle spalle Cattaneo, mentre la folla che ha finalmente ritrovato la sua squadra e può adorare l’idolo che sembrava infranto è tutta in piedi vibrante di gioia e di entusiasmo. Giusto il risultato, meritata la vittoria“.
Dopo la partita, la squadra festeggiò alle Grotte del Piccione e le maggiori attenzioni vennero rivolte a Cattaneo che i tifosi, condussero in trionfo alla sua casa di Testaccio.
Renato Cattaneo nel campionato in questione, ha poi violato la porta della Fiorentina (Fiorentina-Roma 1-2), del Bologna (Roma-Bologna 1-0), della Juventus (Juventus-Roma 1-3) e dell’Alessandra
(Alessandria-Roma 1-3). Sommando queste quattro vittorie alle due ottenute contro la Lazio, Cattaneo ha raggiunto un piccolo record: sei reti distribuite in sei partite, tutte vinte dalla sua squadra.
Tutte reti importanti dunque, ma due meritano di essere evidenziate.
Il 15.3.1936 a Testaccio, i giallorossi affrontarono il Bologna poi campione d’Italia.
Sul risultato di 0-0, al 44‘ o al 41’ minuto del secondo tempo (Le fonti sono discordanti) Cattaneo, ricevuto un passaggio da Di Benedetti, spostatosi centralmente, indirizzò un rasoterra verso la porta degli ospiti, difesa dall’affermato Gianni. Il pallone, colpito il piede del portiere, si innalzò battendo sotto la traversa per poi ricadere nettamente al di là della linea di porta. Inutili le proteste dei bolognesi, che provarono a sostenere che il pallone non fosse entrato completamente in rete. La stampa fu concorde nello scrivere che il punto, concesso dall’arbitro Scotto di Savona dopo un consulto con il segnalinee, era stato regolarissimo e che la vittoria della Roma era stata meritata.
Il 29.3.1936 la Roma vinse a Torino per 3-1. Vincenzo Biancone, insostituibile nume tutelare e factotum della Roma, annotò n uno dei suoi leggendari volumi che “Dalla creazione dello Stadio Mussolini questa è la prima volta che una squadra ospite vi passa vittoriosa in gara di campionato. Quest’onore resterà vanto della Roma”.
Le reti romaniste, portarono le firme di CATTANEO, Di Benedetti e, dopo il gol juventino di Gabetto, ancora nella ripresa di Di Benedetti. Il gol dell’ala romanista, venne così descritto dal giornalista Piero Molino del Littoiale: ”La Roma si porta in vantaggio al 9’: Tomasi serve abilmente Di Benedetti che schiva Rosetta, esce vittorioso da un confronto con Foni e tira. La palla sembra uscire dal lato opposto della porta quando Cattaneo la raggiunge e l’accompagna in rete”. Lo stesso articolista scrisse. “Apoteosi finale con salti ed abbracci dei giocatori romani…. Un coro gioioso ripete a gran voce un versetto che ferisce l’amor proprio dei tifosi juventini V’AVEMO M’MBRIACATI, OH, OH, OH! Una schiera folta di militari di stanza a Torino lo intona anche fuori dello Stadio….. L’esultanza è legittimata da una vittoria chiara, che si fregia di un particolare: l’essere riusciti a violare la roccaforte juventina dello Stadio Mussolini, inespugnata da anni. La squadra romana ha vinto con piglio autoritario…. “.
La Roma disputò un campionato esaltante. Dopo la conquista nell’anno precedente del quarto posto, la società aveva rinforzato la squadra già fortissima in attacco (nel campionato 1934-1935 con 63 gol la Lupa era stata di gran lunga la più prolifera: la Juventus campione d’Italia ne aveva segnati solo 45) e meno in difesa, con l’acquisto dei due terzini campioni del Mondo del 1934 Monzeglio ed Allemandi e con quelli di Cattaneo, Subinaghi, D’Alberto e Pastore. Nel corso della stagione, promosse dal settore giovanile Cerroni, Di Benedetti, Marini, Preti, Trombetta e Valentini.
La squadra venne da tutti ritenuta la favorita per strappare lo scudetto alla Juventus, reduce da 5 consecutivi campionati vinti, compreso quello del 1930-31 “rubato” alla Roma, che la sconfisse a Testaccio per 5-0.
Il pronostico, uscì rafforzato dalle partite amichevoli precampionato, giocate dai giallorossi a ranghi completi.
I Lupi avevano infatti vinto a Roma contro l’Olympique di Nizza per 7-0 e, come già riportato, contro la Nazionale Jugoslava per 2-0, poi fuori casa contro il Livorno per 2-3 e pareggiato 1-1 con la Fiorentina.
Due giorni prima dell’inizio del campionato, fissato per il 22 settembre 1935, l’attaccante, Enrique Guaita, capocannoniere con 28 reti del campionato italiano 1934-1935 e campione del mondo con l’Italia nel 1934, la mezzala offensiva Alejandro Scopelli, che il 17.2.1935 aveva esordito nella Nazionale maggiore Italiana e il centro mediano metodista André Stagnaro, improvvisamente fuggirono dall’Italia, preoccupati di essere chiamati a prestare il servizio militare, in un periodo nel quale la guerra in Etiopia era nell’aria.
La fuga destò sdegno ed i giornali dell’epoca li bollarono ”come mercenari senza bandiera” e questo, causò alla Roma gravi ed impreviste difficoltà.
Nella prima giornata di campionato, fu costretta a schierare centravanti il terzino Gadaldi. Iniziò poi una serie di esperimenti per trovare una soluzione per l’attacco. Vennero impiegati nel ruolo di centravanti il centrocampista Subinaghi, il jolly Tomasi, il giovane Valentini, che, proveniente dalla squadretta del Monte Paschi, era stato inserito nel settore giovanile giallorosso ed il trentaduenne Pastore. I risultati furono deludenti: in 17 partite la squadra segnò la miseria di 9 reti. La difesa fortunatamente mantenne un ottimo rendimento subendo nelle prime 17 gare solo 9 gol. Dopo 3 sconfitte ed un pareggio l’allenatore Barbesino, spinto anche dai tifosi che seguivano le partite dei giovani, si convinse a gettare nella mischia Dante Di Benedetti che, proveniente da un Collegio di Albano, faceva parte del settore giovanile giallorosso. Scrive il Saini “Mentre si cercava da ogni parte il nuovo centro-avanti e si facevano svariati esperimenti, la sorte riservava alla Roma, nel girone di ritorno, diede una soluzione benigna. Essa ebbe il nome di Dante Di Benedetti, un oscuro ragazzo di Albano Laziale”.
Il ragazzo fece il suo esordio in serie A alla terza giornata del girone di ritorno in Napoli-Roma del 9.2.1936. Per partecipare alla trasferta, Vincenzo Biancone, regalò a Di Benedetti un suo abito dicendogli “E’ un abito nero ma non ho altro a disposizione. Indossalo e non preoccuparti del colore lugubre. Vedrai che ti porterà fortuna egualmente”. La Roma vinse 1-2 e Di Benedetti segnò il gol dell’iniziale 1-0.
Al ritorno dalla trasferta, Biancone accompagnò il giovanotto ai magazzini dell’Urbe dove “fu per lui interamente spogliato un manichino“.
La Roma, in 13 partite, compresa quella contro il Napoli, con il nuovo centravanti, cambiò marcia realizzando 23 gol, conquistando 22 punti contro i 17 acquisiti nelle precedenti 17 gare.
Concluse il campionato al secondo posto con 39 punti contro i 40 del Bologna che, con un solo maledetto punto in più, vinse il campionato.
Lo stessa Barbesino, peraltro ottimo tecnico, riconobbe onestamente che se avesse impiegato prima Di Benedetti, il titolo italiano non sarebbe sfuggito alla Roma. Se poi Guaita, Scopelli e Stagnaro non fossero improvvisamente fuggiti……..
Renato Cattaneo, presente in tutte le ultime 13 gare, spalleggiò con profitto D Benedetti, contribuendo in maniera importante al brillante risultato conseguito dalla Roma, nonostante le tante avversità. Dopo le due gare europee contro il Ferencvaros del giugno 1935, al termine della stagione conteggiò 28 presenze in campionato e 2 in Coppa Italia, scendendo in campo anche 4 volte nella nuova edizione della Europa, giocate dal 21.6 al 12.7 del 1936.  
Nella successiva stagione 1936-1937, forse per l’avanzare dell’età, il rendimento di Cattaneo non fu più lo stesso e dopo aver giocato 7 partite di campionato senza segnare (l’ultima fu Milan-Roma del 20.12.1936), rescindendo il contratto che aveva con la Roma, tornò all’Alessandria nella quale però per regolamento quell’anno, non potè giocare.
Il “Castigalaziali” Renato Cattaneo, con i suoi gol nei derby, con la sua partecipazione alla vittoria della Roma contro la Juventus, nel nuovo stadio bianconero e con la scudetto sfiorato, ha avuto un ruolo importante nella storia giallorossa ed ha lasciato un grande ricordo di sé nei tifosi capitolini.
Lasciata la capitale, il calciatore Iniziò poi la carriera da giocatore-allenatore nel 1937-1938 nell’Asti, nel 1938-1939 nell’Alessandria ed infine nella Sanremese.
In seguito, ha cessato completamente l’attività agonistica, continuando a svolgere solo l’incarico di allenatore nell’Entella, ancora nell’ Alessandria, nel Parma, nel Savona, di nuovo nel Parma ed infine nella Vogherese.