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SERGIO SANTARINI

di Roberto Cerrone

Sergio Santarini nasce a Rimini il 10 settembre 1947, una coincidenza di data incredibile, per i nostri colori, con quella di Giacomo Losi, magari qualche anno prima. Per questo, per non voler far confusione, lo pubblichiamo oggi. Losi e Santarini rappresentano un ponte di continuità nella nostra storia, ambedue con una lunga militanza Romanista e in pratica con Sergio naturale successore di Giacomo prima nel ruolo poi, in seguito, con la fascia di capitano. Ambedue sono, di diritto, nella nostra Hall of Fame.Sergio è stato un libero atipico per i tempi del suo esordio, un predecessore di Franco Baresi, infatti alla grande capacità di anticipo, aveva anche quella di ribaltare l’azione rendendola da difensiva in offensiva.Dotato di un buon fisico, cresce nella sua città di origine, Rimini che lo presta al Venezia per una gara contro il Santos di Pelè, è la sua fortuna, lo vede Allodi e lo porta alla corte di Herrera nel 1967.Con i Milanesi conosce la serie A e la stagione successiva segue HH nel viaggio verso Roma insieme a un altro difensore, Aldo Bet.Il suo esordio è con il botto, gioca accanto a Losi e la Roma batte la Lazio nel primo derby stagionale 1968-69, quello dell’otto settembre 1968. Vittoria per 1 a 0 con gol del mediano Ferrari, l’unico suo con la nostra maglia.Anche in campionato è titolare accanto a Losi, alla terza addirittura fa gol, nel finale, alla Juventus dandoci il pareggio. All’ottava giornata, dopo la sconfitta di Verona, Losi viene inspiegabilmente messo fuori dai titolari da Herrera e il suo posto viene preso da Cappelli. Da quel momento in poi e per tredici anni, sarà Santarini il baluardo della nostra difesa, conquistando tre coppe Italia e il torneo Italo Inglese (Anglo Italiano) nella finale con il Blackpool, intanto la coppia centrale era diventata Bet Santarini, dopo l’infortunio di Cappelli che fece spostare Bet da terzino a stopper.Dopo la partenza di Cordova, Sergio si prese pure la fascia di capitano. Nel suo periodo ha vissuto il dramma di Giuliano Taccola e la maledetta monetina che ci impedì la finale di Coppa delle Coppe, era il capitano nella giornata maledetta della morte di Paparelli.Il secondo arrivo del barone Liedholm, quello del 1979, fece fare un ulteriore saltò di qualità alla già buona carriera di Santarini. Nils introdusse la zona e la fece interpretare in difesa alla coppia Turone Santarini, giocatori con analoghe caratteristiche tecniche, un successo a volte pagato caro ma che stava costruendo la Roma del 1982-83. Sergio va via, provvisoriamente, alla fine della stagione 1980-81 e la sua ultima gara in giallorosso la gioca a Torino nella gara di ritorno della finale di coppa Italia, Torino Roma 1 a 1. Santarini entra a 1 minuto dalla fine del secondo tempo supplementare al posto di Turone e con il chiaro intento di battere uno dei rigori perché alla fine la sfida si decide dai sedici metri. Il suo rigore Sergio lo segna, la Roma vince la Coppa e Santarini saluta tutti per Catanzaro, almeno mantiene il Giallo e il Rosso.Bello il pensiero che fece Falcao durante i festeggiamenti per lo scudetto 1983, lo dedicò anche a chi in quel momento non c’era più in squadra ma che aveva contribuito in maniera decisiva alla vittoria, tra questi Santarini.Coi noi Sergio Santarini ha giocato 344 gare e 5 reti in serie A, 70 e 1 rete in Coppa Italia, 6 in coppa Uefa, 9 in coppa delle Coppe per un totale di 429 partite e 6 gol. A cui aggiungiamo 17 e 1 rete in tornei minori. In campionato è il quarto più presente, dopo Totti, Losi e De Rossi. In gare ufficiali diventa 6° preceduto anche da Giannini e Aldair. Tanta roba. Da Romanista ha giocato anche 2 gare in nazionale.Smise di giocare al calcio proprio nel 1983, dopo due stagioni con il Catanzaro.Diventato allenatore, dirigerà anche la nostra Primavera prima di affiancare Eriksson nella Fiorentina e poi nella Sampdoria. Con la Roma tornerà come vice di Carlos Bianchi. Per un paio di anni, 2016-2018, è stato Presidente del Rimini.Auguri Capitano!