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RENATO PORTALUPPI

di Mariella Quintarelli

Renato Portaluppi, nato a Guaporè, Brasile, nel 1962, dodicesimo di tredici figli. I tifosi romanisti lo ricordano più per la sua eccentricità e vita notturna che per le sue prodezze in campo. Un vero peccato perché il giocatore era dotato di buone potenzialità che non ha voluto o saputo sfruttare a Roma. Si vantava più per il fatto di avere avuto migliaia di donne (“una volta ho fatto l’amore addirittura in panchina”) che di una vittoria in campo! Le tentazioni della capitale per lui furono troppo forti.Dopo aver trascorso le giovanili nell’Esportivo (1979/81), inizia la sua carriera calcistica nel Gremio di Porto Alegre dove resta dal 1982 al 1986. Qui si mette subito in luce e gioca con continuità. In Brasile Renato Portaluppi viene chiamato Renato Gaucho. Nel 1983 vince la Coppa Libertadores e la Coppa Intercontinentale. Quest’ultima vinta grazie alla sua doppietta segnata nella finale contro l’Amburgo e che gli vale la nomina di miglior giocatore della partita. Renato è considerato ormai un top e viene richiesto da molti club. Nel 1986 si trasferisce al Flamengo con la cui maglia vince nel 1987 il campionato nazionale. Ovvio che ormai il suo destino sembri proiettato verso una bellissima carriera e infatti Renato nell’estate del 1988 viene chiamato dalla Roma. Si presenta sul campo di Trigoria in modo spettacolare in elicottero e già la maglia giallorossa n. 7 indossata. Purtroppo il brasiliano, accolto come una stella e giunto a Roma con il connazionale Andrade, nella capitale si rivela una delusione. I suoi gol non arrivano, solo 3 reti in 5 gare di Coppa Italia e una rete nella gara di coppa Uefa contro il Norimberga. Inoltre zero marcature dopo 23 presenze in campionato. Liedholm l’aveva presentato dicendo: “ E’ secondo solo a Gullit” ma a Roma Renato si mette in luce solo per la sua arroganza e la vita non da atleta che influenza non poco il suo rendimento in campo. Lo conoscono in tutte le discoteche e locali notturni di Roma! Con strafottenza dichiara: “Più che i terzini devono essere le loro mogli a stare attente a me!”Non lega, con il suo atteggiamento arrogante neanche con i compagni accusati di ostacolarlo, soprattutto con Giannini che in una intervista ad un giornale brasiliano Renato descrive come un giocatore che in Brasile non sarebbe mai sceso in campo neanche in terza divisione. Con Massaro fa addirittura a botte. Incrimina poi il presidente Viola di non proteggerlo per cui è inevitabile la sua partenza nella stagione successiva. Ricordiamo l’ironico striscione esposto per lui allo stadio dai tifosi delusi: “A’ Renato, ridacce Cochi.” e le sue interviste dove, invece di fare mea culpa, scarica la colpa del suo fallimento sui senatori giallorossi. “ Perché non si è visto il vero Renato a Roma? Chiedetelo a Massaro e Giannini che non mi passavano mai palla. Come potevo mettermi in evidenza se ero escluso dal gioco? A questo aggiungerei che il presidente Viola non mi ha mai difeso!” e ancora: “Alla Roma mi ha rovinato Giannini, mi si è messo contro!”Nella stagione 1989/90 torna in Brasile a giocare con la maglia del Flamengo e qui torna a fare il calciatore: in 64 gare sigla 22 gol e vince nel 1990 la Coppa del Brasile. Quest’anno partecipa anche, con la maglia della nazionale brasiliana, ai campionati del mondo. Alla fine della sua carriera avrà vestito la maglia verdeoro 41 volte e siglato 5 gol. Nella stagione 1991/92 gioca nel Botafogo e poi nel Cruzeiro senza particolari lampi di gloria per cui nel 1993 torna per la terza volta al Flamengo. Nel 1994 passa per una stagione all’Atletico Mineiro e nel 1995 si trasferisce al Fluminense per due anni. Qui lo ricordano soprattutto per un gol spettacolare che segna di pancia contro la sua ex squadra, il Flamengo, nella gara finale del campionato carioca Il Flamengo proprio nel 1995 celebra il suo centenario e il gol di Renato, che regala la vittoria del campionato carioca alla sua squadra, fa il giro del mondo aumentando la popolarità del giocatore. La Fluminense raggiunge poi la semifinale del campionato brasiliano. Nella stagione 1997/98 torna per la quarta volta al Flamengo, ma gli anni ormai son diventati tanti per un calciatore per cui nel 1999, a 37 anni, chiude la sua carriera al Bangu. .Renato Portaluppi, però, non lascia il calcio definitivamente e inizia la carriera da allenatore. Dall 2000 al 2007 allena il Madureira e due volte il Fluminense alternato al Vasco De Gama. Nel 2007 torna per la terza volta ad allenare la Fluminense con cui vince la Coppa del Brasile, porta poi la squadra alla finale di Coppa Libertadores l’anno successivo. Nell’agosto del 2008 viene, però, esonerato dopo un periodo di risultati negativi. Nel mese di settembre viene richiamato alla guida del Vasco De Gama, ma dopo la retrocessione della squadra torna ancora alla Fluminense che nel frattempo aveva esonerato Carlos Alberto Parreira, dopo 5 sconfitte di seguito. Nel 2010 siede per un breve periodo sulla panchina del Bahia per poi spostarsi, nello stesso anno, su quella del Gremio.Nel luglio 2011 diventa allenatore dell’Athletico Paranaense per poi tornare nel 2013 ancora al Gremio.La girandola per lui non è finita e nel 2014 torna sulla panchina del Fluminense (quinta volta), ma viene di nuovo esonerato ad aprile. Nel 2016 torna di nuovo al Gremio e vince la coppa Libertadores. Renato Portaluppi è così l’unico brasiliano ad aver vinto la Coppa Libertadores sia da calciatore, che da allenatore. Entrambe le volte col Gremio. Peccato che a Roma Renato non sia arrivato con la testa del calciatore!