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GUSTAVO BARTELT

di Mariella Quintarelli

Nato a Buenos Aires nel 1974, inizia a giocare per divertimento nell’All Boys, squadra che milita nelle serie minori argentine. Il ragazzo non ha ancora le idee chiare su cosa voglia fare in futuro, probabilmente nei suoi pensieri non c’è l’idea di fare il calciatore ed infatti si ferma per studiare economia all’università.
Soprannominato “El Facha” per il suo viso d’angelo e la folta chioma bionda, il Lanus riesce a vedere in lui le qualità del giocatore e nel 1997 lo fa debuttare nella primavera division argentina dove in diciotto gare giocate riesce a siglare tredici reti. Diversi osservatori europei cominciano a seguirlo e a segnalarlo e su di lui cresce l’interesse di diversi club tra cui la Roma di Franco Sensi. In quel periodo erano stati promessi giocatori del calibro di Treseguet, di Pippo Inzaghi o Shevchencko per cui i tifosi non lo accolgono benissimo, bensì con molto scetticismo. Tuttavia il presidente crede molto in lui e lo presenta con grande enfasi (“è velocissimo e la butta dentro…un piccolo Balbo) dopo averlo acquistato per ben tredici miliardi delle vecchie lire. 
Si comincia a paragonarlo ad un altro ex argentino giallorosso, Caniggia, e a vantarne le lodi soprattutto per la sua velocità (100 metri in circa 10 secondi). In realtà la sua somiglianza in campo a Caniggia si limita solo al look. 
A quel tempo l’allenatore è Zeman che non sembrerebbe molto contento del giocatore che avrebbe dovuto sostituire un certo Balbo trasferitosi a Parma. A pochi giorni dall’inizio del campionato, Bartelt si fa conoscere dai romanisti con una doppietta nella gara di presentazione all’Olimpico contro il Santos e poi con un bel gol segnato al Bentegodi in Coppa Italia al Chievo, ma Zeman frena ancora gli animi: “Aspettiamo a giudicarlo un fenomeno, aspettiamo gare ed avversari veri”. 
Con Zeman, purtroppo, non ci sarà mai sintonia! Leggende metropolitane parlano di un Bartelt che amava divertirsi la notte e di essere stato scoperto da un parente del boemo in discoteca a tarda ora e che questo di certo non agevolò i rapporti tra il giocatore ed il rigido allenatore. 
Bartelt viene comunque ricordato con il sorriso dai tifosi giallorossi per una gara, anzi per poco più di un quarto d’ora giocato contro la Fiorentina.  Zeman al 78’ lo fa entrare in campo al posto di un esausto Delvecchio con una Roma in svantaggio e in nove (espulsi Di Biagio e Candela). Bartelt entra subito in partita e crea scompiglio nella difesa viola propiziando i due gol giallorossi di Alenitchev e Totti con i quali il risultato viene ribaltato da 0 a 1 a 2 a 1.  
Zeman però non si lascia convincere e la prima stagione il biondo attaccante la chiude con 12 presenze e due reti. 
Con Capello l’anno seguente non va meglio. “C’è un problema tattico con lui, mi vede come centrocampista”, spiega in seguito in una intervista l’argentino. Alla fine viene spesso mandato in tribuna e racimola solo 17 minuti totali in campo contro la Reggina e contro il Bari. 
Tra i compagni di squadra riesce a legare soprattutto con Di Francesco che in seguito Bartelt ringrazierà più volte per averlo aiutato ad inserirsi nei primi tempi. 
A gennaio del 2000 va in prestito all’Aston Villa, ma anche qui non trova spazio per cui, con il tabellino che segna zero sue presenze in campo, si sposta al Rayo Vallecano. Qui viene schierato 12 volte, ma Bartelt è un attaccante che non segna per cui lascerà la Spagna con un solo gol all’attivo e piuttosto malamente.  Infatti, nel giugno del 2001, dovrebbe rientrare alla Roma, ma esplode lo scandalo passaporti che lo vede coinvolto (sembra che non esista nessun suo antenato italiano) e per lui iniziano i problemi. Squalificato dalla disciplinare, in seguito dirà di essere stato abbandonato dalla Roma e la storia finisce in mano agli avvocati. Bartelt, pur essendo della Roma, non ha, quindi, la soddisfazione di indossare la maglia con lo scudetto 2001. Passaportopolicolpisce numerosissime squadre, non solo la società giallorossa che viene punita con un miliardo e mezzo d’ammenda. 
Bartelt è costretto a fermarsi per un lungo periodo e poi rientra in Argentina, ma ormai la sua carriera è praticamente giunta al termine. Viene ingaggiato prima dal Gimnasia De La Plata, poi dal Tallares de Cordoba e successivamente dal Gimnasia Jujui, ma Gustavo è un attaccante che purtroppo ovunque vada non segna. Dal 2008 torna a giocare con l’All Boys nella seconda divisione argentina e così nel 2011 smette di giocare lì dove aveva cominciato.