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FRANCO SUPERCHI

di Fabrizio Grassetti

Franco Superchi, nato ad Allumiere (Roma) il 1 settembre 1944. 
Il popolare “Ciocio“, così chiamato dai suoi compagni ed amici, ha iniziato a parare nella squadra del suo paese.
È poi passato nel Bettini Quadraro, rinomata Società dilettantistica romana, che ha lanciato nel calcio professionistico tanti giocatori, tra i quali il campione del mondo Francesco Graziani ed il campione, nel cuore di tutti i tifosi romanisti Francesco Rocca.
Superchi, richiesto sia dalla Roma che dalla Lazio, scelse invece di giocare nella Tevere Roma, con la quale vinse il campionato juniores.
Nella stagione 1963-1964 esordì con questa squadra in serie C giocando poi anche un’altra partita. Nel campionato successivo, sempre in serie C, difese la porta della terza squadra della Capitale per 21 volte.
Le sue brillanti prestazioni, attirarono l’attenzione della Fiorentina che nella stagione 1965-1966 lo inserì nel proprio organico.
Per debuttare in serie A, chiuso dal nazionale Enrico Albertosi, dovette attendere fino al 26 novembre 1967 quado scese in campo in Juventus-Fiorentina finita 2-2.
Nel corso del suo lungo rapporto con i viola, durato dal 1965 al 1976, totalizzò 227 presenze in campionato. Vinse lo scudetto del 1969 con allenatore Bruno Pesaola, ex calciatore della Roma, avendo tra i compagni di squadra Giancarlo De Sisti ed il futuro giallorosso Amarildo.
Nella stagione 1974-1975 conquistò poi la Coppa Italia (Milan battuto nella finale di Roma per 3-2) insieme ai romani Claudio Merlo e Mauro Della Martira.
Ne 1976, ultimo anno trascorso nella Fiorentina, si aggiudicò la Coppa di Lega Italo-Inglese, competizione riservata alle vincitrici della Coppa di Lega d’Inghilterra e della Coppa Italia, giocando la finale d’andata contro il West Ham, battuto a Firenze per 1-0. Superchi il 15 giugno 1968 ad Ausburg nella Coppa delle Alpi, affrontò per la prima volta la Roma che vinse l’incontro per 1-0 con una rete di Giuliano Taccola. Da tesserato viola Superchi ebbe anche la soddisfazione di disputare 4 partite nella Nazionale B Italiana.
“Ciocio” poi a 32 anni venne dai viola ceduto all’Hellas Verona.
Con gli scaligeri disputo tre campionati di serie A, nei quali fu sempre presente, ed uno di serie B, dove scese in campo in 36 gare.
Ebbe come compagni di squadra gli ex giallorossi Piergiorgio Negrisolo, Carlo Petrini, Walter Franzot Gianfranco Zigoni e Paolo Sirena.
Superchi, nei tre campionati di serie A disputati con i veronesi, giocò contro la Roma 6 gare, senza mai riuscire a batterla. 
Scaduto il suo contratto con i veneti, anche in questa circostanza il portiere venne contattato prima dalla Lazio con Luciano Moggi e poi dalla Roma, che scelse anche per la conoscenza e stima che aveva con Nils Liedholm che lo aveva allenato nella Fiorentina.
In una esclusiva intervista rilasciata a Franco Bovaio, apprezzato membro del Centro Studi U.T.R. sulla Storia della Roma, Il Barone spiegò i motivi che l’avevano indotto nel 1980 a richiedere espressamente, lo stagionato ma sempre validissimo portiere.
Autorizzati dall’autore, uno dei massimi esperti delle “cose giallorosse“, trascriviamo tale intervista riprendendola dal libro AS ROMA CAMPIONI D’ITALIA 1982/1983 VENTICINQUE ANNI DOPO di Franco Bovaio- Fabrizio Grassetti- Massimo Izzi.
Liedholm: “L’uomo giusto al posto giusto”.
“Pensai di portarlo alla Roma come vice Tancredi perché si trattava di un portiere esperto e tranquillo, perfettamente in grado di ricoprire il ruolo di dodicesimo alla fine di una carriera che gli aveva dato tante soddisfazioni. Poi, personalmente, lo conoscevo benissimo, visto che l’avevo già avuto in squadra, giovanissimo, quando allenavo la Fiorentina quando lui stava per arrivare in nazionale. Sapendo che era alla ricerca di una squadra in cui chiudere con il calcio e che voleva riavvicinarsi a casa, chiesi al presidente di prenderlo e cosi fu. Si trattò di un ottimo affare, perché con lui alle spalle, Tancredi crebbe nella più assoluta serenità, senza l’assillo di dover sempre pensare a difendere il posta da titolare. D’altronde lui era fortissimo ed aveva una continuità fuori del comune, dunque ci serviva un secondo portiere che non avesse grandi aspirazioni di fare il titolare. Superchi era l’uomo giusto nel momento e nel posto giusto“.
Superchi svolse il ruolo assegnatogli con correttezza e professionalità e per queste doti, nonché per il suo carisma, divenne uno dei più ascoltati giocatori dello spogliatoio giallorosso, nonostante fosse rimasto solo in panchina per anni.
Tancredi infatti, non saltò un solo minuto di tutte le partite di campionato, di Coppa Italia, di Coppa delle Coppe e di Coppa UEFA delle stagioni dal 1980-1981 a quella dello scudetto 1982-83 (quell’anno si dovette accontentare di giocare 29 partite amichevoli), con la sola eccezione dei 34 minuti di Torino-Roma del 15 maggio 1983.
All’11 minuto del secondo tempo, tra gli scroscianti applausi dell’intero stadio, Franco lasciò il posto a Superchi che, dopo avere contraccambiato il saluto del pubblico, si schierò tra i pali.
Ebbe così la meritata soddisfazione di potersi fregiare con pieno diritto del titolo di CAMPIONE D’ITALIA.
Questo il suo ricordo della partita affidato al Corriere dello Sport.
“Vincere a Roma è stato indimenticabile. Ricordo un Olimpico stracolmo d’amore, con un mare di bandiere giallorosse e una standing ovation al mio ingresso in campo al posto di Tancredi. La passione della gente fu travolgente. Quando tornammo da Genova con lo scudetto in tasca ci bloccarono per 4 ore“. Nei suoi 35 anni trascorsi a Trigoria da giocatore, da allenatore (è stato anche il Mister di Francesco Totti) e da preparatore dei portieri è stato da tutti apprezzato per le sue conoscenze calcistiche e per le sue doti morali.