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ANGELO DOMENGHINI

di Riccardo Diolaiuti

Angelo Domenghini in arte “Domingo” nasce a Lallio, nel Bergamasco, il 25 agosto 1941.
“Domingo” ha giocato cinque campionati con l’Inter e quattro con il Cagliari ed è transitato per una stagione anche nella “nostra” Roma. Ha vinto due scudetti con il “Mago” Herrera e uno con il “Filosofo” Scopigno. Era l’ala destra nella ‘Grande Inter’ ai tempi di Suarez, Mazzola e Corso. Era una stella che volava sulla fascia destra. Ha conquistato, sempre con l’Inter, una coppa dei Campioni e due coppe Intercontinentali. Poi è andato in Sardegna e ha scortato Gigi Riva verso il traguardo della storia. Ha giocato 33 partite in nazionale e vinto (1968) con gli azzurri l’unico campionato d’Europa. Poi ha vissuto il grande sogno di Messico ’70, Italia Germania 4-3 e la finale con il Brasile di Pelé. Domenghini ha fatto storia e tendenza. Partito dal nulla, è diventato grandissimo protagonista della più bella Inter e del più bel Cagliari di tutti i tempi.
Infatti Angelo proviene da una famiglia poverissima, suo padre aveva un’osteria, con il pergolato e il campo da bocce. Erano in nove fratelli, sei femmine e tre maschi. Maria, Lisetta, Marcello, Matilde, Costantina, lui, Silvia, Graziella e Claudio. Il più grande, Marcello, era l’unico ad avere la bicicletta. Era una Coppi. Era bellissima, ma lui non la poteva toccare. Guai a mancare di rispetto ai fratelli maggiori in quell’epoca. Quasi attaccata alla chiesa c’era l’osteria di suo Padre. Al piano superiore c’erano le due camere. Nella famiglia Domenghini dormivano in nove in due camere. Le sue sei sorelle dormivano in una camera, quattro in un letto matrimoniale, due su dei lettini. Suo fratello Marcello stava in una camera del palazzo Pesenti, che era uno dei ‘padroni’ del paese. L’altro dai nonni. L’osteria non bastava a sostenere economicamente la sua famiglia, le sue sorelle davano una mano al papà. Ma era impossibile sbarcare il lunario e il Comune dava il suo contributo a questo nucleo familiare, attraverso dei buoni Eca (Ente comunale assistenza).
Il giovane Domenghini diede i primi calci al pallone nell’oratorio del suo paese: qui il parroco scoprì il suo talento e lo vendette per ventitremila lire al club dilettantistico della città di Verdello. Nel 1961 passò poi all’Atalanta, con cui esordì precocemente in serie A. Con la squadra Orobica vinse la ‘storica’ Coppa Italia nel 1963, nella cui finale segnò la tripletta decisiva al Torino, che lo legittimò nell’alveo della storia della ‘Dea’.
Promettente ala, nell’estate del 1964 venne acquistato dall’Inter e nella sua prima stagione con i neroazzurri vinse lo Scudetto, la Coppa dei Campioni e la Coppa Intercontinentale, giocando in campionato 26 partite condite da nove goal, un anno calcistico esaltante e indimenticabile per lui, che lo consacrò nel pantheon della società nerazzurra. Nell’anno seguente portò le sue marcature a 12, decisive per la conquista del secondo scudetto personale e di un’altra Coppa Intercontinentale. In questo periodo venne anche convocato spesso in nazionale, con la quale vinse gli Europei del 1968, unica e prestigiosa vittoria dell’Italia in questa importante competizione.​
Nell’estate del 1969 passò al Cagliari nell’ambito dell’operazione che portò Roberto Boninsegna nel club milanese. Alla sua prima stagione in Sardegna vinse lo scudetto, contribuendo in maniera decisiva, con otto reti in 30 partite, alla memorabile e indimenticabile vittoria dei Sardi. Domenghini formava con Gigi Riva una coppia d’attacco temibilissima anche nella nazionale Italiana. Indimenticabile il Mondiale di calcio di Messico 1970 che vide la nostra nazionale laurearsi vice campione del Mondo e consacrò i giocatori di quell’Italia calcistica nell’Olimpo del calcio, grazie alla storica semifinale di Italia-Germania, della quale Domenghini fece parte da protagonista assoluto, definita in seguito come la partita più bella del XX secolo.
Lasciò i sardi nel 1973 per approdare alla “nostra” Roma insieme ad un altro eroe dello storico scudetto vinto dal Cagliari nel 1970: l’allenatore Manlio Scopigno.​ 
Nel corso dell’anno esibì un rendimento discreto, anche se ormai i giorni di Cagliari erano lontani. Tra l’altro, quella era una Roma con molti problemi: Scopigno ‘saltò’ quasi subito e soltanto nella seconda metà del torneo Liedholm riuscì finalmente a dare una fisionomia compiuta alla squadra e ad eliminare quei difetti che ne avevano minato il rendimento nella prima parte della stagione.
Alla fine di quell’anno calcistico il tornante venne ceduto al Verona, giocherà due stagioni con gli Scaligeri (1974-1976), una con il Foggia (1976-1977) ed infine nelle categorie inferiori con Olbia (1977-1978) e Trento, con il quale chiuse la carriera agonistica nel 1979.​
In totale ha giocato in Serie A 349 partite in cui ha realizzato 93 reti. Con la nazionale italiana 33 presenze per 7 reti.
“Domingo” vive solo ormai da molti anni, infatti è separato dal 1980. Sei, sette mesi all’anno li trascorre a Lallio, paese che gli ha dato i natali, il resto lo trascorre in Sardegna, la terra che gli è rimasta nel cuore e dalla quale non è mai riuscito del tutto a separarsi, dopo quell’eroico scudetto vinto con il Cagliari nel piccolo stadio Amsicora.