argumentative essays about the media example college entrance essay prompts essay trees conservation the original revolution essays on christian pacifism

MARIO TONTODONATI

di Roberto Cerrone

Mario Tontodonati, nato a Scafa, nell’immediato entroterra Pescarese il 21 agosto 1922 e qui subito dobbiamo fare una precisazione perché la data del 21 è riportata da molte nostre fonti (Campanella, Izzi e Pallotta), ma gli almanacchi del 1947 e 1948 riportano date diverse per ciascun anno. È presente anche la data del 29 agosto su un necrologio al momento della morte di Mario Tontodonati, Wikipedia riporta sia il 29 che 31 agosto, fatto sta che Mario nasce sul finire d’Agosto in quella zona Pescarese, tanto cara a D’Annunzio, che ancora non si era data una precisazione amministrativa.
Detto questo, veniamo al nostro Mario calciatore che a 18 anni si ritrova con la maglia del Pescara a giocare nel primo campionato del dopo guerra, quello 1945-46 con un misto di squadre di A e B divise in due gironi e poi le migliori giocarsi il titolo nel girone finale.
Non è proprio serie A ma ci andiamo vicino e ce lo troviamo subito avversario nel girone sud, quando ci fa gol proprio in Pescara Roma 2-2 dopo aver giocato, all’andata, in Roma Pescara 0-0. Queste sono le prime conoscenze con Mario, che è un tipico centroavanti d’area, forte nel gioco di testa e nell’acrobazia, qualcuno lo chiama anche testina d’oro prima di Carletto Galli e dopo Ettore Puricelli, forse esagerando. Proprio il buon campionato giocato a Pescara, lo porta a Bari nella vera serie A dove gioca 4 volte contro di noi e in 2 occasioni ci fa gol, diventando un incubo per la nostra Roma, uscita a pezzi dalla Seconda guerra mondiale sia tecnicamente che, ancor più, economicamente.
Ecco la svolta nell’estate 1948. La Roma ha necessità di cassa e deve vendere il suo pezzo migliore, il campione d’Italia Amedeo Amadei. Si fa avanti l’Inter che, insieme a tanti soldi, manda nella capitale Tontodonati insieme a Maestrelli, prelevati, per l’occasione dal Bari. Missione impossibile per Mario, quella di sostituire il Fornaretto ma ci prova e sicuramente ci mette impegno.
Arriva in una Roma in fase di rinascita o almeno che tenta di rinascere. Allenatore è un altro campione d’Italia, Luigi Brunella, compagni di squadra, oltre al citato Maestrelli, sono tra gli altri Venturi, Risorti, Andreoli e Pesaola. L’inizio è con il botto, due vittorie, la prima con il Bologna in trasferta, che era ancora una delle grandi, la seconda con la Triestina al Nazionale e il nostro Mario fa la voce grossa con 3 gol, uno ai Felsinei e due ai Friulani. Poi si rientra nella media del periodo, suo il gol salvezza nella stagione 1949-50 contro il Novara alla 37° giornata che costò la retrocessione al suo ex Bari.
Nelle tre stagioni con Tontodonati, la Roma lotta sempre per non cadere in B e alla fine, nel 1951 si retrocede, nonostante che all’ultima giornata battiamo i neo campioni d’Italia del Milan con alla nostra guida Masetti che tentò nel finale un disperato recupero. Il bilancio di Mario con la nostra maglia è comunque positivo, 90 presenze in A con 28 gol, a quei tempi non era stata ripristinata la Coppa Italia e tanto meno le gare Europee perciò il campionato è l’unica occasione di gare ufficiali. Una media di quasi un gol ogni tre gare.
Mario, come Maestrelli, non seguirà la Roma in B perché ceduto alla Lucchese con la quale retrocederà l’anno dopo. Si parlò anche, in quei tempi, di qualche screzio con la dirigenza e il caso volle che la Roma, per vincere il campionato di serie B, chiamasse Carletto Galli, Lui sì testina d’oro. Dopo la retrocessione con i Toscani, passò al Torino dove finì la sua carriera di serie A per continuarla in nelle serie minori con la maglia che forse più ha amato quella del Pescara con la quale detiene il record di marcature in tutte le categorie per il club Abruzzese, 120.
Terminata la carriera da calciatore, Tontodonati inizia quella da allenatore, principalmente nel suo Abruzzo e, proprio come allenatore del Pescara, ho avuto l’occasione di vedere i suoi sistemi, duri, di allenamento prima a Roccaraso e poi sulla spiaggia, nei pressi dello stadio Adriatico. Era il 1969, l’estate che portò l’uomo sulla Luna, avevo 15 anni e un mio zio mi dette l’opportunità di allenarmi con le loro giovanili per un torneo estivo che si giocava a Pescara, tra l’altro partecipando a qualche partitella sulla spiaggia, a memoria brasiliana. In seguito, anche Domenico Rosati fece gli stessi tipi di allenamento sulla spiaggia con il Pescara. Poi di questo tipo di preparazione non si ha più memore.
Mario si incrocerà ancora con la Roma in occasione della mostra a Testaccio dell’Utr quando, accompagnato da un suo figlio e dallo storico Romanista Massimo Izzi, visiterà la grande mostra dedicata ai primi 80 anni della nostra amata Roma nella cui storia anche Lui ha un posto, era emozionato. Mario ci ha lasciato il 24 giugno 2009 morendo nella piccola cittadina montana di Fontecchio (Aq) dove, tanti anni prima, aveva ospitato Tommaso Maestrelli poco prima che la malattia si portasse via anche il suo vecchio compagno di squadra nel Bari, nella Roma e nella Lucchese.