CARLO ANCELOTTI

di Roberto Cerrone

Nato il 10 giugno del 1959 a Reggiolo, paese della ricca terra dell’Emilia. Carlo, prima tenta l’avventura da ciclista e poi, diventa un calciatore del Parma, allora in serie C.
Nel 1979 a Vicenza, gioca uno spareggio promozione contro la Triestina, è l’eroe della vittoria della sua squadra e a vederlo c’è il nocciolo duro della Roma che sta diventando grande, Dino Viola e Nils Liedholm. Carlo è nell’orbita dell’Inter già da tempo ma la Roma, fa un’offerta irrinunciabile ed eccolo arrivare, a vestire la nostra maglia. Fa il suo esordio in serie A, in un profetico Roma-Milan 0-0 del 16 settembre 1979. Ha solo 20 anni e ad accompagnarlo è un viso che lo fa ancora più giovane, sembra un bimbo e così infatti viene soprannominato dai tifosi giallorossi. Diventa poi “bimbo de oro” quando le sue qualità tecniche e atletiche, cominciano sin dalle prime gare in coppa Italia stagione 1979-80, ad emergere. A fine stagione, la Roma vincerà il trofeo e sarà il suo primo conquistato in maglia giallorossa. Ci sono anche le spine nella sua esperienza Romanista, sotto forma di gravi infortuni al ginocchio. 
Il primo accade in Roma Fiorentina del 25 ottobre 1981, è un infortunio importante che non gli impedisce di essere grande protagonista nell’anno scudetto 1983. Il secondo, arriva contro la Juventus nell’anno della Coppa Campioni (1984) facendogli perdere proprio la finale contro i Reds del Liverpool e lasciando in noi, l’amarezza di aver dovuto giocare quella gara senza lui e Maldera. È uno dei protagonisti della rimonta nel campionato 1985-86 che porta la Roma a pari punti con la Juventus a due giornate dal termine, poi arriva la beffa interna con il Lecce e tutto diviene inutile, o quasi. Anche quell’anno arriva il contentino della coppa Italia, competizione che noi abbiamo vinto nell’anno della sconfitta con il Liverpool, in quello che arrivammo secondi in rimonta e poi nell’anno che perdemmo la finale di coppa Uefa con l’Inter. Ci accadrà di simile anche negli anni 2000 con gli scudetti vinti dall’Inter e noi subito a ridosso. Carlo è stato 8 anni con la Roma, con noi è diventato uomo. Alla fine, gioca 171 gare e mette a segno 12 gol in serie A, 36 e 3 gol in Coppa Italia, 4 in coppa Campioni, 10 e 2 gol in coppa delle Coppe e 6 in coppa Uefa, per un totale di 227 partite e 17 reti. Al momento è al 30° posto tra le presenze di tutti i tempi ed è nella nostra Hall of Fame. I trofei, conquistati con la Roma sono 5, uno Scudetto e 4 coppa Italia. Nel periodo romano, veste 13 volte la maglia azzurra.
Va via da Roma a 28 anni, qualcuno ha pensato un po’ spremuto e acciaccato, invece dà ancora molto al calcio e vincerà tantissimo, a cominciare da quella coppa Campioni che non aveva potuto disputare. Appesi gli scarpini al chiodo, nel 1992 a 33 anni, eccolo cominciare a vincere da allenatore sulle panchine di Milan, Real Madrid, Chelsea, Bayern, Psg. Ora sta a Liverpool, sponda Everton, chissà magari iniziando una marcia di avvicinamento alla Roma, vi ricordate il campo Testaccio? Dicono che fosse stato costruito a copia di quello dell’Everton. Ma, da quando ci ha lasciato, di tempo ne è passato tanto, sono nati tifosi che di lui hanno solo sentito parlare e non capiscono il forte legame che c’è ancora. Dicono che la sua casa romana sia ancora di sua proprietà ma la moglie, con cui l’ha divisa non è più sposata con lui, gli amori a volte finiscono. Peccato per quella finale, auguri Carlè.