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IL PUNTO DEL DOTT. CASTELLACCI SULLA RIPRESA DELLA SERIE A

Il Dottor Castellacci, Presidente dell’Associazione Medici calcio, ha parlato ai microfoni della Domenica Sportiva. 

“Ho visto che circola molto ottimismo dopo le dichiarazioni del ministro Spadafora. Io però, non riesco ad essere così ottimista, cerco di essere realista e allora vedo ancora dei punti oscuri. Per prima cosa, i protocolli ancora non sono stati fatti per cui è difficile che le società, possano partire senza delle linee guida che siano praticabili. Il secondo problema che va discusso, è che se rimane il concetto della quarantena per tutta la squadra, il campionato potrà iniziare, ma suppongo che avrà delle grosse difficoltà a terminare. Terzo aspetto, è quello della responsabilità dei medici che trovo veramente una cosa paradossale. 

Cosa si dovrebbe fare per ricominciare?

“Intanto bisognerebbe ricevere questi benedetti protocolli, queste linee guida che realtà ancora non sono pervenute. Poi c’è da dire che in questo momento, ci sono tre tavoli a discutere e ci sono troppe persone, ce ne vorrebbe uno solo, possibilmente con tutte le componenti, quella governativa, quella della Federcalcio e anche quella dell’associazione. A questo tavolo infatti, è sempre mancata l’associazione dei medici del calcio, che invece, soprattutto adesso avrebbe potuto e dovuto dire la sua. Ma a parte questo, se non vengono fatti dei protocolli “chiari” e non ci sono delle linee guida “chiare” da seguire, che possono essere applicate, tutto quello che si dice o che si scrive è solamente carta straccia, non serve assolutamente a niente. È da 30-40 giorni che aspettiamo di vedere dei protocolli, che diano indicazioni alle società, ai medici e ai giocatori per sapere cosa devono fare. Su questi protocolli, bisogna poi chiarire alcuni punti fondamentali, come ad esempio, quello sulla responsabilità del medico sociale. Faccio un passo indietro, il Ministro pochi giorni fa, ha dato tre suggerimenti alla Federcalcio, uno sui tamponi, uno sulla quarantena e uno sulla responsabilità. Sui tamponi ovviamente siamo tutti d’accordo, sulla quarantena, bisognerebbe discutere per i motivi che abbiamo detto prima, per non creare dei paletti troppo rigidi che possano poi creare problemi alla fine del campionato.  Sulle responsabilità invece siamo rimasti allibiti. Intanto mi domando perché, il ministro ha sentito l’esigenza di trovare comunque dei responsabili, visto che esistono già i codici civili, i codici penali che danno queste responsabilità. Poi quello che non capisco è perché questo responsabile, sia stato trovato nel medico sociale, cioè paradossalmente, nella figura che a livello di Federcalcio, è la meno istituzionalizzata. È quella infatti che non ha contratto federale, e cosa perlomeno strana, anche quella che non è presente al tavolo delle trattative. Paradossalmente è successo che la federazione, ha dato l’assenso a queste tre indicazioni, senza colpo ferire, senza neanche contattare il tavolo della Federcalcio stessa e senza sentire i medici sociali. cioè si è detto immediatamente va bene così. Tutto questo, ci pone delle riflessioni più ampie, intanto perché il medico, ha nel suo DNA professionale il senso di responsabilità. Lo sa soltanto il medico, quali sono le grandi problematiche di tipo civile e penale a cui va incontro. Io sono un chirurgo ortopedico e ne so qualcosa, come ne sanno qualcosa, tutti coloro che stanno lottando oggi in prima linea contro il COVID-19. Quindi non c’è bisogno che ci ricordino quali sono le responsabilità del medico e poi in questo caso cosa facciamo? Escludiamo le responsabilità degli altri soggetti che ci sono nel mondo del calcio? Perché i club non dovrebbero avere comunque delle responsabilità? Perché i medici del lavoro non dovrebbero avere delle responsabilità? Perché i giocatori stessi, non dovrebbero avere delle responsabilità e non dovrebbero firmare dei fogli per accettare le linea guida e quindi, sapere come comportarsi se non ci dovesse essere il ritiro blindato? Quello che noi chiediamo è l’assunzione delle responsabilità, condivisa nel rischio. Proprio per questo, dopo aver trovato tutte queste illegittimità, attraverso il nostro ufficio legale a nome dell’avvocato Carlo Porcaro D’ambrosio e Claudia Palla, presenteremo una comunicazione al Ministro, al Presidente Gravina e per conoscenza anche al Presidente del CONI, il dottor Malagò. Il nostro vuole essere un input alla riflessione, noi siamo fortemente collaborativi, però vorremmo che tutti si rendessero conto dell’assurdità che è stata detta e portata avanti.

Con tutte queste giuste riflessioni che vanno fatte, la domanda è ma quando ricomincerà il campionato, e soprattutto non ci si poteva pensare prima? E una seconda curiosità, viene vietato l’abbraccio dopo il gol, ma quando si gioca in area di rigore, c’è una punizione o un calcio d’angolo, ci sono trattenute, contatti con il gomito, c’è sudore…

“Rispondo per ordine. Per ricominciare, sono indispensabili due cose, prima di tutto bisogna stabilire la data d’inizio, anche perché gli allenamenti si fanno programmandoli e se non si conosce quella è un problema. Poi ci saranno altre tipologie di problemi e tra questi, abbiamo quelli muscolari e tendinei, che si sono già visti nella prima giornata in cui è ripreso il campionato tedesco.  A questo c’è da aggiungere, che il calcio è uno sport di contrasto, quindi è normale che ci si possa toccare, contrastare, fa parte del gioco. Noi viviamo un momento di eccezionalità nella vita sociale e dobbiamo capire, che bisogna vivere questa situazione anche nel calcio, prendendoci determinati rischi. L’importante è che questi siano calcolati e condivisi e che si facciano immediatamente dei protocolli, in cui tutti sappiano fin da ora cosa devono fare. Per riprendere la domanda iniziale, secondo me abbiamo perso già tanti giorni, non dico un mese ma quasi”