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Amedeo Carboni: Roma è tutto!

Amedeo Carboni e Carlo Mazzone

di Roberto Reali

Amedeo Carboni, ex giocatore e capitano della Roma, ha parlato in questi giorni di quarantena, in cui siamo tutti rinchiusi all’interno delle nostre abitazioni, ai microfoni di Roma Tv nella rubrica “A casa dell’ex” 

Amedeo, tu in questo momento sei a Barcellona, con è la situazione in Spagna?

“La situazione purtroppo, va di pari passo con quella dell’Italia, anzi in questi giorni l’abbiamo anche superata. Mi sembra strano, che la Spagna non abbia preso le misure e che anzi, guardando l’Italia, abbia aspettato almeno 10 giorni; questo è il vero problema, di cui poi tutti si lamentano. Adesso la situazione, è diventata la stessa dell’Italia, non si può uscire, c’è il divieto assoluto, non si può andare a lavorare, sono aperti solamente i supermercati (non tutti) e le farmacie. Il resto è tutto chiuso e la situazione è molto brutta” 

Il tuo adesso è un cuore un po’ diviso tra l’Italia e la Spagna. Lo è stato quando eri calciatore, lo è anche oggi nella vita perché vivi a Barcellona.

“Sì ma io sono italiano al 100% anche se sono più di vent’anni che vivo all’estero, qui in Spagna, però nulla toglie che l’Italia resta il mio punto di riferimento. Io e mia moglie, abbiamo le nostre famiglie che vivono ad Arezzo, per cui non ci sono dubbi su questo. Devo dire che siamo come due cugini, che stanno soffrendo tanto, siamo latini, abituati al contatto, allo stare con gli amici, a fare cene tutti insieme, però per quello che è attualmente il panorama, con tutte le persone che quotidianamente perdono la vita, stare a casa o non fare più una cena, non vuol dire niente. Non é un grande sacrifico, dobbiamo vedere quello che ci succede intorno prima di parlare”

Tu sei stato Capitano della Roma e successivamente del Valencia. Due avventure che per te sono state molto importanti.

“Sì, io credo che le mie avventure italiane mi siano servite tantissimo, anche per quello che poi ho fatto in Spagna, dove sono arrivato nel periodo, del pieno boom, economico, sociale, sportivo, era la fine degli anni ‘90 se non ricordo male era il 1997. Ovviamente non potrò mai dimenticare i sette anni a Roma, di cui uno e mezzo da Capitano. Per esperienza personale, io dico sempre, che quando uno resiste due anni a Roma, poi può giocare in qualsiasi altra parte del mondo”

Qual è il ricordo più bello della tua esperienza con la maglia giallorossa, e se c’è anche un rimpianto…

“I rimpianti, quando vai via da una città come Roma, ci sono sempre, perché Roma è praticamente tutto. Forse la nostra, non sarà stata una squadra di primissimo livello, però Roma è Roma e quindi, il rimpianto di averla lasciata c’è sempre, io personalmente ci ho sofferto tanto. È anche vero che dopo, sono stato fortunato, e bravo con il Valencia, però di ricordi belli del periodo romano, ne ho davvero tanti. Ricordo anche i momenti duri, tristi, finali finali perse, e anche un mondiale, a cui ho dovuto rinunciare perché mi ero rotto il crociato. Però se devo dire un momento bello, uno in particolare, mi viene in mente la partita di Coppa Uefa contro il Broendby in cui ho segnato il 3-1 negli ultimi minuti di gioco, uno dei miei pochissimi gol. È stata una rete importante, perché ci ha regalato l’accesso ai quarti di finale, con grande entusiasmo da parte di tutti. Mi viene da sorridere, perché all’epoca, per le gare europee, c’erano i premi partita. Il presidente Sensi, se avessimo superato quel turno, ne aveva messo a disposizione uno abbastanza importante. All’andata, avevamo perso e quindi quel mio gol a tre minuti dalla fine, venuto da un’azione bellissima, tacco di Totti e tiro mio con il destro, ci ha permesso di vincere, passare il turno e guadagnarci anche il premio. In un attimo, mi sono ritrovato abbracciato da tutti, compagni, magazzinieri e poi devo dire, che fare un gol sotto la curva Sud, per uno come me, che in carriera non ha mai segnato molto, è stato veramente splendido. Roma, è una città che va vissuta h24 e di bello, oltre ai ricordi del campo, mantengo anche quello di tante persone, che ho conosciuto sia a Trigoria che in città”

Ci racconti il famoso aneddoto con Mazzone. È storia vera o inventata?

“È una cosa bella da raccontare, perché con Mazzone, ho avuto ed ho anche adesso, un rapporto davvero stupendo. Ho sentito il mister anche pochi giorni fa, è una persona con un cuore grande. In quella occasione, era arrabbiato, perché dall’altra parte del campo, rispetto alla panchina, il terzino destro era Tarzan Annoni e lui, spingeva sempre, andava costantemente all’attacco. Mazzone era  incavolato nero,  ma Enrico, che era nell’altra fascia, non lo sentiva e il mister era imbestialito… Poi c’è stata un’azione, dove anche io sono partito all’attacco e lui è diventato ancora più nero e con la sua straordinaria romanità mi ha detto “Amedeooooo ma dove ca… vai… non hai mai segnato in vita tua, torna indietro” me ne ha dette di tutti i colori, però poi, lui era uno che mi voleva un gran bene e dopo che si incavolava, mi abbracciava sempre. Comunque, confermo che è una cosa vera, è successa è successa…”

Ti aspettavi a 32 anni poi, di iniziare una nuova carriera, come ti è successo in Spagna con la maglia del Valencia?

“No sinceramente non mi aspettavo di avere una carriera ancora così lunga. Sono andato via da Roma a 32 anni e ho finito a 41, sono stati nove anni spettacolari per me e hanno coinciso con le migliori stagioni, della storia del Valencia e anche della Spagna. Ricordo che quando sono arrivato, ho firmato un contratto di due anni, perché venivo da un infortunio importante e pensavo di non riuscire a fare tanto, però poi, sono stato fortunato ad aver incontrato una società, un gruppo di ragazzi, di compagni, di allenatori e mi sono divertito veramente tanto“

Amedeo, adesso però ti aspettiamo a Roma.

“Eh si dai… speriamo di vederci presto. Ciao a tutti i tifosi e Forza Roma, sempre!!!”