essay tenacity what if i had super powers essay 2006 contest essay an essay on theological method kaufman

Riccardo Calafiori gladiatore mai domo

Riccardo Calafiori, nasce a Roma il 19 maggio 2002. Calcisticamente, muove i primi passi alla Petriana e all’età di nove anni indossa per la prima volta la maglia della “sua” Roma. Da quel momento in poi, non la lascia più, la tiene stretta a sè e da grande tifoso qual è la difende contro tutto e tutti. Per lui è una seconda pelle e la onora con talmente tanta voglia e passione, che riesce ad essere importante, anche quando gioca nella categoria superiore, rispetto alla sua. 

Nel 2017-2018, a sedici anni appena compiuti, vince sotto età ma da protagonista, sia lo Scudetto (3-2 in finale contro l’Atalanta) che la Supercoppa (4-1 contro il Pordenone) con la maglia della Roma U17.

L’anno successivo è quello del salto in Primavera, anche qui brucia le tappe ma proprio nel momento migliore, è vittima di un terribile infortunio che, secondo alcuni, potrebbe addirittura metterne a rischio la carriera. E’ ottobre, allo stadio delle Tre Fontane si sta giocando la partita di Youth League tra la Roma e il Viktoria Plzen. La squadra di Alberto De Rossi gioca cinquanta minuti di grande calcio ed è in vantaggio 3-1 ma poi incredibilmente si lascia andare e gli ospiti risalgono fino al 3-3 (finirà con una sconfitta 3-4). All’80’ l’attaccante cecoslovacco Svoboda è autore di un’entrata bruttissima e assassina sul ginocchio di Riccardo che si rotola a terra e piange dal dolore. Poco dopo, gli verrà riscontrata la rottura di tutti i legamenti, di tutti i menischi e anche della capsula. Una tragedia, che lascia di sasso tutti quanti, compresi i giocatori della prima squadra che la sera gli dedicano la vittoria. Dzeko, autore di una tripletta personale, corre verso la panchina e prende una maglia della Roma con il numero 14 e il nome Calafiori e la mostra a tutte le telecamere. L’immagine fa il giro del mondo e Riccardo in un post su instagram scrive parole che dimostrano la sua grande maturità.

Si mette testa bassa a lavorare, non si arrende e dopo quasi un anno (290 giorni) torna in campo e lo fa alla sua maniera, come solo i grandi sanno fare. Si gioca a Napoli, i ragazzi di Alberto De Rossi sono in difficoltà ma quando gli arriva l’opportunità, appena vede avvicinarsi il pallone, lascia andare tutta la sua rabbia, che probabilmente si porta dentro e scaglia un bolide che il portiere locale neanche vede partire. Il gol è una liberazione, per la Roma che vince in rimonta 2-1 ma soprattutto per Riccardo che da un calcio alla sfortuna e si rimette in gioco… ma il destino con questo ragazzo è veramente infame e poco dopo, siamo a fine novembre, durante il derby di andata a Formello, una scivolata si trasforma ancora una volta in terrore. Il ginocchio di Riccardo sembra essere nuovamente andato, tutti trattengono il fiato ma dopo tanto spavento, fortunatamente nel dopo partita, arriva la buona notizia. La diagnosi infatti esclude categoricamente che ci siano rotture al crociato, è “solamente” una lesione al collaterale mediale. I tempi di recupero sono più brevi e dopo circa un mese (42 giorni), Riccardo torna in campo alle Tre Fontane, proprio dove sono iniziate tutte le sue traversie e ancora una volta, lo fa da protagonista, mettendo nuovamente la sua firma sulla vittoria della Roma. Entra in campo titolare e sblocca la partita al 26’ con un bellissimo tiro al volo, che emoziona tutti quelli che hanno vissuto da vicino, la storia di questo straordinario ragazzo. Nel calcio si fa presto a dare appellativi, si fa presto a marchiare un calciatore come fenomeno oppure come brocco e proprio per questo, se si vuole diventare “grandi” bisogna avere qualcosa in più.

Per diventare un grande giocatore infatti, non bastano solamente le qualità tecniche, che certamente aiutano, bisogna anche essere forti a livello mentale, psicologico, bisogna rialzarsi quando si cade e non stare lì a pensare, a quello che è successo, a quello che è stato, bisogna avere sempre lo sguardo rivolto al futuro. Riccardo tutto questo ce l’ha nel sangue, la Roma lo sa e ha fatto firmare a questo Gladiatore un contratto fino al 2022. Speriamo possa essere l’ennesima storia di un romano e romanista, profeta in patria come ha fatto prima di lui il suo grande idolo Daniele De Rossi.